Tradizione: Pupaccena

  

Tra i dolci che arricchiscono le tavole dei bambini siciliani troviamo i "Pupi di zucchero" o, in siciliano #pupaccena
Secondo una leggenda un nobile arabo ridotto al lastrico invitò a cena degli ospiti e, non avendo possibilità di acquistare cibi particolari, creò questa nuova ricetta che fu apprezzata con entusiasmo. Ecco perché i pupi di zucchero vengono chiamati pupaccena "Pupi a Cena". Un'altra storia racconta che per la visita di Enrico III, figlio di Caterina dei Medici, a Venezia nel 1574, i grandi maestri dolciari si inventarono sculture di zucchero per fare bella figura sui nobili invitati alla cena in onore del re.

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Tradizione: Testa di Moro

 

Molti balconi e case della nostra splendida Palermo, sono ricchi di fiori e piante ornamentali, interrati in vasi o graste, (come vengono chiamati in siciliano) di creta o ceramica più o meno decorati o semplici, fra questi fanno bella mostra dei vasi veramente singolari che raffigurano la testa del moro.
Molti pensano che questa particolare forma esornativa sia dovuta ad una stravaganza di qualche artigiano, ma si sa, molte volte l'arte e la leggenda si intrecciano al punto da non riuscire più a distinguere se è l'una che ispira l'altra o viceversa.

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Curiosità: Il salto della Pezzinga

 

Avete mai sentito parlare del "Salto di Pezzinga"? Il leggendario "Salto di Pezzinga" si trova nel vicolo Lungarini, che collega la via Alloro alla via Lungarini , nel centro storico di Palermo.
I Pezzinghi o Opezzinga erano una famiglia che, nel XV secolo, da Pisa si stabilì a Palermo e che divenne una delle famiglie più ricche e più potenti della nostra città.
Don Pietro Pezzinga, discendente di tale e nobile famiglia pare sia stato un ricco, potente e forse anche bello, cavaliere, tanto che le donne rimanevano intrappolate dal suo fascino e dalla sua abilità nelle arti amatorie.

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Leggende e curiosità siciliane: Il Sale

Leggende e curiosità siciliane.
Oggi parliamo di sale.
Il sale tipico da cucina è oggi facilmente reperibile a buon mercato, ma una volta era considerato un elemento preziosissimo e costoso tanto da venire usato come prodotto di scambio e sottoposto a tassazione da parte dello Stato basti pensare, fra l'altro, che il compenso per gli operai viene ancora chiamato salario. Per questo, in segno di amicizia, non era raro riceverne una coppa e viceversa versarlo era un vero disastro tanto da essere considerato malaugurio, come oggi versare l'olio d'oliva (con quello che costa!).

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